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Tensioni all’Università, Boato: «Essere oggi antifascisti significa battersi per la libertà di pensiero»

Il 20 novembre 2024, l’Università di Trento è stata teatro di una serie di forti tensioni tra gruppi di studenti, docenti e membri delle forze dell’ordine. L’occasione è stata una protesta indetta da alcune frange del movimento studentesco contro la crescente intolleranza verso le posizioni politiche alternative e il rischio di censura nel contesto accademico. Tra i protagonisti di questo dibattito c’è stato l’intervento del filosofo e attivista politico Mario Boato, che ha offerto una riflessione sul significato dell’antifascismo nel contesto contemporaneo, chiamando a un’interpretazione più ampia del concetto di “libertà di pensiero”.

La protesta, che si è svolta nel cortile centrale dell’ateneo, è stata organizzata in risposta ad alcuni episodi di censura che avrebbero avuto luogo negli ultimi mesi all’interno dell’università, in particolare legati a iniziative culturali e conferenze politiche. Un gruppo di studenti ha accusato l’amministrazione di non aver fatto abbastanza per garantire il diritto di espressione, criticando la crescente intolleranza verso voci politiche considerate “non allineate” con le posizioni prevalenti nei movimenti universitari. Tra queste, la critica a posizioni di destra e l’incapacità di ospitare dibattiti che includano punti di vista dissidenti.

Nel corso della manifestazione, che ha visto la partecipazione di centinaia di studenti e alcuni docenti, è intervenuto Mario Boato, noto per il suo impegno filosofico e politico, nonché per la sua lunga carriera accademica. Boato, che ha insegnato per decenni nelle università italiane, ha scelto di pronunciarsi su un tema che ha visto crescere la sua attenzione: la vera natura dell’antifascismo oggi, e la necessità di difendere senza riserve il diritto alla libertà di pensiero.

Tensioni La crisi della libertà di pensiero

«Essere oggi antifascisti», ha esordito Boato, «significa prima di tutto battersi per la libertà di pensiero, contro ogni forma di censura, contro le limitazioni imposte dalle visioni ideologiche monolitiche che cercano di imporre il loro pensiero come l’unico ammissibile». Il suo intervento ha colto nel segno e ha dato voce a una crescente frustrazione che serpeggiava tra i giovani universitari, i quali si sono sentiti sempre più intrappolati in un ambiente dove il dibattito intellettuale sembra essere subordinato a etichette politiche rigide.

Secondo Boato, il vero antifascismo non si riduce alla difesa di un’antica battaglia ideologica, ma si deve aggiornare alle sfide del presente. Il filosofo ha ricordato come, in un contesto democratico, non esista spazio per l’intolleranza nei confronti delle idee. «Il fascismo», ha proseguito, «si manifesta quando il dibattito pubblico viene soffocato dalla paura del confronto, quando un’opinione minoritaria viene ostracizzata, quando le idee vengono censurate a causa di un ordine politico che non accetta la pluralità». A suo avviso, l’università deve rimanere un luogo di apertura e di pluralismo, dove ogni opinione è rispettata, anche quelle che non appartengono alla “narrativa dominante”.

Boato ha, inoltre, fatto riferimento al caso emblematico di alcune recenti conferenze universitarie che sarebbero state boicottate o annullate a causa della presunta natura controversa degli ospiti invitati. Un episodio che ha suscitato grande clamore è stato quello di una conferenza su “democrazia e pluralismo politico”, in cui alcuni studenti hanno sollevato obiezioni per la partecipazione di un esponente politico di destra. L’accusa di “fascismo” a priori, come ha sottolineato Boato, è un errore fatale: «Il vero antifascismo è quello che consente il confronto, che permette anche a chi la pensa in modo diverso di esprimere le proprie idee senza essere accusato di cose che non ha mai detto».

Tensioni Il rischio della cultura della “cancel culture”

Il filosofo ha anche allertato sul pericolo di quella che oggi viene chiamata “cancel culture”, un fenomeno che, secondo lui, sta prendendo piede non solo nei social media ma anche in alcuni ambienti accademici. La tendenza a escludere chi non aderisce a determinati codici di comportamento o visioni politiche sta, a suo avviso, minando alla base i principi di libertà e di pluralismo che dovrebbero animare ogni discussione. «L’università non può diventare un luogo di omologazione ideologica, ma deve essere il luogo del confronto aperto, della dialettica intellettuale. Solo così possiamo formare menti libere, capaci di ragionare senza pregiudizi».

Boato ha preso le distanze da alcune posizioni che oggi prevalgono nel panorama intellettuale e accademico, dove, secondo lui, la battaglia contro il fascismo e le ideologie autoritarie è talvolta usata come alibi per reprimere le opinioni politiche non conformi. L’università, ha spiegato, deve preservare il diritto a esprimersi liberamente, anche quando le opinioni espresse sono scomode o critiche nei confronti delle norme stabilite. Non si tratta, quindi, di difendere a tutti i costi posizioni ideologiche estremiste, ma di garantire che nessuna voce venga messa a tacere in nome di un’ideologia dominante.

Tensioni La difesa della democrazia accademica

Il concetto di “democrazia accademica” è stato al centro del discorso di Boato. Per il filosofo, l’università è il luogo per eccellenza in cui deve fiorire la libertà di ricerca e di espressione. Tuttavia, secondo lui, la crescente polarizzazione politica che ha attraversato la società italiana sta trovando spazio anche tra i corridoi universitari, con gli studenti divisi su come affrontare il dissenso politico.

«In un contesto democratico, le differenze ideologiche non devono essere viste come minacce, ma come risorse. L’antifascismo oggi non può limitarsi a una battaglia contro le forme più evidenti di autoritarismo. Deve anche essere una lotta contro la disinformazione, la censura e la repressione delle idee. Essere antifascisti significa difendere il diritto di pensiero libero e critico», ha concluso Boato.

Il suo intervento ha suscitato diverse reazioni tra gli studenti presenti alla manifestazione. Molti hanno accolto con entusiasmo la sua riflessione, ritenendola un richiamo necessario a non perdere di vista il vero valore dell’antifascismo: la difesa della pluralità di opinioni. Altri, invece, hanno criticato Boato per quella che hanno definito una visione troppo idealista della situazione, accusandolo di non rendersi conto dei pericoli che le posizioni estreme di destra e di sinistra possono comportare in un contesto come quello universitario.

Tensioni Le reazioni politiche e il futuro del dibattito

Le dichiarazioni di Boato hanno avuto risonanza anche a livello politico. Alcuni esponenti della sinistra universitaria hanno difeso la necessità di mantenere elevati standard etici e morali nelle università, insistendo sulla necessità di combattere l’odio e la violenza ideologica. D’altra parte, alcuni gruppi di destra hanno espresso sostegno alla sua posizione, interpretando le sue parole come una difesa del diritto di esprimere liberamente anche opinioni che non siano necessariamente in linea con i dettami ideologici prevalenti.

La questioneTensioni è destinata a rimanere al centro del dibattito pubblico nelle settimane a venire, con un’attenzione crescente alle dinamiche che governano la libertà di espressione e il pluralismo nelle università. L’intervento di Mario Boato ha certamente contribuito a spostare l’attenzione su un aspetto fondamentale della politica accademica contemporanea: la necessità di tutelare la libertà di pensiero in un momento storico in cui il rischio di censura ideologica e di omologazione sembra sempre più concreto.

Conclusioni

La riflessione di Mario Boato sulla libertà di pensiero e sull’antifascismo oggi rappresenta un importante contributo al dibattito sulle tensioni che attraversano il mondo accademico. In un’epoca segnata dalla polarizzazione e dalla difficoltà di ascoltare l’altro, il filosofo ha ricordato che l’antifascismo deve essere una battaglia per il diritto di pensare e parlare liberamente, senza paura di essere emarginati o censurati. La sua difesa di una democrazia accademica inclusiva, capace di ospitare ogni punto di vista, potrebbe essere la chiave per superare le difficoltà e le divisioni che oggi minacciano il dialogo pubblico.

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