
Table of Contents
Il “trionfo” dei giochisti: Fonseca e Thiago Motta riescono a far peggio dei rinnegati Pioli e Allegri
Nel panorama del calcio italiano, l’idea di un “giochismo” sempre più presente si è trasformata in un concetto di dibattito acceso tra allenatori e tifosi. Se da un lato l’idea di una squadra che gioca un calcio spettacolare, offensivo e dinamico continua a far sognare, dall’altro c’è chi osserva il fallimento di alcune esperimentazioni come segnali che il calcio delle belle trame può essere una chimera, soprattutto se non supportato da un adeguato equilibrio tattico e una difesa solida. In questo contesto, due nomi stanno emergendo con sempre maggiore insistenza nel panorama delle delusioni stagionali del 2024: Paulo Fonseca e Thiago Motta. Due allenatori che, con il loro approccio “giochista”, sembrano aver superato i “rinnegati” Pioli e Allegri in termini di inefficacia e risultati insufficienti.
Il calcio dei “giochisti”: tra bellezza e risultato
Il termine “giochismo” è spesso associato a una filosofia calcistica che pone l’accento sulla costruzione del gioco, sul possesso palla, sull’idea di un calcio spettacolare ma che può risultare vulnerabile quando si tratta di difendere. Il miglior esempio di “giochista” moderno è il Barcellona, con il suo tiki-taka, che ha segnato un’epoca nel calcio mondiale. Tuttavia, in Italia il concetto di gioco offensivo spesso deve fare i conti con un ambiente che apprezza il pragmatismo, il calcolo, l’efficienza, e che ha visto emergere in passato allenatori come Allegri e Pioli, i quali, pur con stili meno spettacolari, hanno avuto successo. In Italia, l’idea di vincere attraverso un gioco ordinato e senza eccessivi rischi è più radicata che in altri Paesi, e l’approccio di Fonseca e Motta sembra essersi scontrato con questa realtà.
Paulo Fonseca: un progetto troppo ambizioso, ma senza struttura
Paulo Fonseca è un allenatore che ha sempre cercato di portare un calcio offensivo e di qualità, ma che finora ha fatto più fatica di quanto ci si aspettasse. Dopo le esperienze in Ucraina con lo Shakhtar Donetsk e una parentesi alla Roma, l’allenatore portoghese ha cercato di rinnovare il suo approccio tattico in Italia, ma senza trovare stabilità. Fonseca ha provato a impostare il suo gioco su un possesso palla prolungato, sull’inserimento di centrocampisti dinamici e sulla ricerca del gioco verticale e rapido, ma il suo Milan (nel contesto 2024) ha evidenziato alcuni limiti preoccupanti.
Il suo attacco, pur ricco di individualità come Rafael Leão e Olivier Giroud, non ha mai trovato la continuità necessaria per essere efficace, mentre la difesa ha subito troppo, rivelandosi fragile e mal protetta. Nonostante le premesse di un calcio frizzante e offensivo, i suoi team sono spesso stati troppo esposti ai contropiedi avversari, e la transizione difensiva ha rappresentato una debolezza. Fonseca ha cercato di fare leva sul talento individuale, ma senza creare un sistema che li potesse valorizzare al meglio. Il suo Milan è stato disordinato e inefficace, incapace di tradurre la bellezza del gioco in risultati concreti.
A ciò si aggiunge la mancanza di un vero e proprio progetto a lungo termine. Fonseca non è riuscito a costruire una squadra solida, facendo fatica a trovare una quadratura tattica che bilanciasse l’attacco e la difesa. La sua filosofia di gioco, seppur ammirevole nella sua intenzione di dare spettacolo, ha finito per scontrarsi con la realtà di una Serie A che premia l’equilibrio e la solidità.
Thiago Motta: troppi esperimenti, poca concretezza
Thiago Motta, altro tecnico che negli ultimi anni ha cercato di affermarsi come un “giochista” in Italia, ha trovato terreno fertile alla guida del Bologna. L’ex centrocampista del PSG ha portato un’idea di gioco che si rifà molto alla scuola del Barcellona, privilegiando il possesso palla e un’impostazione dal basso, con l’obiettivo di giocare il più possibile palla a terra. Eppure, nonostante il suo calcio abbia suscitato apprezzamenti per la bellezza delle trame, i risultati sono stati molto più altalenanti.
Il Bologna di Motta ha alternato partite convincenti a altre in cui la squadra è apparsa fragile e vulnerabile. La difficoltà maggiore è stata quella di riuscire a tradurre il bel gioco in vittorie. L’inserimento dei giovani, la gestione di un gruppo che cerca di trovare la sua identità e la continua sperimentazione tattica, hanno messo a dura prova l’equilibrio della squadra. Come Fonseca, Motta ha cercato di cambiare troppo in poco tempo, sacrificando a volte la solidità in favore della ricerca estenuante del bel gioco. Anche se il suo Bologna ha prodotto ottime trame di gioco, è mancato l’approccio pragmatico che permette di vincere partite difficili.
A livello difensivo, Motta ha mostrato una certa vulnerabilità. La sua fiducia nel gioco corto e nel possesso palla ha talvolta creato dei vuoti, soprattutto in transizione difensiva. Il Bologna ha sofferto troppo gli attacchi rapidi degli avversari, e questo ha minato il suo progetto complessivo. In molte partite decisive, la squadra non è riuscita a mantenere la calma e ha ceduto alla pressione, non trovando la giusta maturità per portare a casa il risultato. Le sue sperimentazioni tattiche, pur apprezzabili dal punto di vista estetico, non sono sempre state premiate.
Pioli e Allegri: rinnegati o pragmatici?
Se Fonseca e Motta sono considerati i protagonisti del “trionfo” dei giochisti, l’altra faccia della medaglia è rappresentata da allenatori come Stefano Pioli e Massimiliano Allegri, che, pur adottando filosofie più pragmatiche e meno votate al possesso palla sfrenato, sono riusciti a ottenere risultati più concreti. Pioli ha portato il Milan a vincere lo scudetto nel 2022 e ha continuato a lottare per i vertici anche nelle stagioni successive, pur con un gioco meno spettacolare rispetto ad altre squadre. Allegri, con la sua Juventus, ha mostrato come l’efficacia, la solidità difensiva e la gestione intelligente delle risorse possano portare a trionfi importanti, come i suoi successi in Italia e in Europa.
Il successo di Pioli e Allegri, pur non essendo sempre esteticamente entusiasta, ha dimostrato come in Italia il pragmatismo e la solidità tattica siano fondamentali per raggiungere traguardi ambiziosi. Il gioco di Allegri, in particolare, ha dimostrato di essere vincente non solo in Italia, ma anche in Europa, dove la Juventus ha raggiunto finali di Champions League. Pioli ha costruito una squadra solida, capace di fare la differenza anche nelle partite più difficili.
La riflessione finale
In questo 2024, mentre Fonseca e Motta sembrano incarnare il “trionfo” dei giochisti, il calcio italiano ha ricordato che bellezza e spettacolo, pur importanti, devono sempre essere accompagnati da solidità, equilibrio e risultati. Se i “giochisti” come Fonseca e Motta non sono riusciti a portare la loro visione in un campionato che premia l’efficacia, Pioli e Allegri continuano a dimostrare che, a volte, il calcio pragmatico può essere più utile del calcio spettacolare. La realtà del calcio italiano sembra non perdonare gli eccessi estetici, soprattutto quando non si traducono in vittorie concrete.